Cina - Usa l'arte del negoziato

by Massimiliano Benincasa
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Che soddisfazione è il mio lavoro, anche se devo ammettere abbastanza faticoso, soprattutto da un punto di vista mentale.
Sono a casa e sto facendo un bilancio della settimana appena trascorsa. La maggioranza delle persone incontrate mi ha chiesto informazioni sulla “Guerra Commerciale” tra Cina e USA. Forse è arrivato il momento di fare un pò di chiarezza.

Per prima cosa eviterei di dare troppa importanza ai twitt di minaccie ed alle perentorie scadenze di dialogo tra i due Paesi. Il Presidente Trump ha costruito il suo personaggio intorno all’abilità di negoziare, ed aveva promesso di farne affidamento nella sua presidenza, sopratutto per gli affari internazionali.

In secondo luogo non darei troppo peso al fatto che lo scontro possa arrivare ad un punto di non ritorno. Trump sarà anche un minaccioso utilizzatore di twitter, oltreché un abile negoziatore, ma i cinesi non parlano molto, e quando vogliono si fanno capire molto bene: a Pechino è bastato disertare, il 7 maggio scorso, l’asta dei Titoli di Stato USA per inviare a Washington un messaggio di avviso inequivocabile sulle conseguenze finanziaria di una guerra commerciale.
Donald Trump, avendo capito, venerdì 10 maggio scorso ha detto che una lettera del Presidente cinese Xi è stata particolarmente conciliante e, ha riaperto al dialogo.

Usa e Cina, entrambe consapevoli dei forti intrecci e legami, stanno ridefinendo le proprie relazioni di lungo periodo, in un contesto di nuovi blocchi economici e commerciali ciò significa che la fase di transizione in atto, ci accompagnerà per un lungo periodo.

La Cina sa che gli USA hanno influenza sull’Europa, come dimostra il boicottaggio della tecnologia cinese e, non può permettersi intoppi duraturi sul mercato americano ed europeo. Pechino, sposterà sempre più il focus della propria economia verso la costruzione di un mercato interno forte e verso l’area della “Via della Seta”, un modello economico che richiederà ampi investimenti in settori strategici.
Le imprese USA hanno compreso che le nuove tecnologie e le nuove produzioni dovranno essere made in USA.
Tutte le parti hanno interesse a non creare frizioni di non ritorno. Ci saranno ancora molti twitt di minaccie e ricomposizioni, che serviranno a guadagnare margini e spazi.
Per quanto attiene il risvolto sui mercati finanziari, seguiremo le vicende stando con i piedi per terra sia in caso di tensioni, che di euforia.

Rimaniamo sintonizzati.